Storia del Paese

Santo Stefano di Sessanio è oggi uno dei cento borghi più belli d’Italia ed è anche uno dei gioielli del Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga.

Il nome Sextantio farebbe riferimento a un villaggio romano, ubicato presso l’attuale cimitero, distante circa 6 miglia da Peltuinum, il maggior centro della piana di Navelli.
Il primo insediamento risale circa al Mille e la sua nascita è legata alla presenza di una comunità di monaci benedettini nella piana di Campo Imperatore.

Nel 1308 si hanno le prime notizie certe dell’esistenza del borgo fortificato di Santo Stefano di Sessanio. La struttura urbanistica di chiusura murata è dovuta a ragioni di difesa, tipiche dell’epoca feudale; la successiva struttura, evidente invece negli insediamenti sparsi nella campagna, deriva dalla loro economia agricola.
L’attuale configurazione urbana risale all’epoca medievale, quando si sviluppa il fenomeno dell’incastellamento: un paesaggio caratterizzato da abitati d’altura, circondati da un perimetro murario fortificato, ancora oggi uno degli elementi storico-topografici più tipici dell’Italia Centrale.

Tra fine XIII e inizio XIV secolo si forma il vasto dominio feudale della Baronia di Carapelle, comprendente, tra gli altri, il territorio di Santo Stefano in importante funzione strategica, in quanto primo centro della Baronia confinante con il Contado aquilano a controllo del percorso proveniente da Barisciano. Nell’anno 1415 fu dato in feudo ad Antonio Tedeschini Piccolomini, conte di Celano.

La famiglia Piccolomini mantenne il borgo per oltre 150 anni, fino al 1579; poi Costanza, figlia unica di Innico Piccolomini, cedette la Baronia di Carapelle a Francesco de’ Medici, Granduca di Toscana nel 1579. Questi dedicò il borgo a Santo Stefano I, papa romano morto nell’anno 257, al quale suo padre Cosimo I nel 1561 aveva intitolato l’omonimo ordine religioso-cavalleresco in memoria della vittoria riportata sui Francesi a Marciano della Chiana il 2 agosto 1544 (il giorno della festa del santo), durante la guerra di Siena. I Medici, ai piedi della torre di osservazione medievale, eretta nel punto più alto del pendio, disegnarono un perimetro difensivo di case-mura (case in posizione esterna rispetto al nucleo abitato, uno dei cui muri coincide con la cinta muraria del borgo) di forma ellittica e aprirono le principali porte di accesso al paese.
Il ricordo della famiglia dei Medici è vivo anche ai nostri giorni per via delle numerose testimonianze architettoniche ancora evidenti; il loro stemma (sei palle in campo ovale) campeggia sulla porta orientale e su numerosi edifici, ornati di bifore e loggiati, risalenti all’epoca del loro dominio; parecchi di questi sono “voltati” e sotto gli archi si snoda un dedalo di viuzze che conducono verso la torre, dalla cui sommità si gode il panorama del sottostante borgo e si spazia con lo sguardo fino al Gran Sasso e alla Maiella. In questo periodo Santo Stefano raggiunge il massimo splendore come base operativa della Signoria di Firenze per il fiorente commercio della lana, prodotta in zona, lavorata in Toscana e venduta in tutta Europa. Si trattava della famosa lana nera (detta carfagna) che spinge molti mercanti fiorentini ad incrementare i lori affari in queste zone.

Questo legame, prima con Firenze e poi con il resto dell’Europa, si fondò sull’importanza mercantile della materia prima dell’economia locale: la lana. Questo spiegherebbe come in questi territori dall’agricoltura poverissima, al limite della materiale sussistenza, siano sorti borghi di notevole consistenza e prosperità, ancora oggi evidenti nella qualità e nell’articolazione architettonica degli edifici storici.
Dopo due secoli di proprietà dei Medici, nel 1743, S. Stefano di Sessanio entra a far parte del Regno delle Due Sicilie, come patrimonio privato del Re di Napoli. Nel 1810, dopo il passaggio al Re di Napoli, il territorio della Baronia è diviso in cinque comuni tra cui quello di Santo Stefano. Con l’Unità d’Italia, e la privatizzazione delle terre del Tavoliere delle Puglie termina l’attività millenaria della transumanza e inizia un processo di decadenza del borgo che vede fortemente ridotta la popolazione a causa del fenomeno dell’emigrazione.

Durante la seconda guerra mondiale, il borgo è stato usato come punto di osservazione privilegiato dalle truppe tedesche, che installarono nella “Casa del Capitano” il proprio quartier generale. La Torre permetteva di avvistare i movimenti di truppe per molti chilometri, rinnovando così la sua originaria funzione. Lo spopolamento continuò anche dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, riducendo drasticamente la popolazione residente. Oggi il paese conta circa 120 abitanti, in maggioranza anziani. Nel corso degli anni Settanta del Novecento si ebbe infine un notevole declino delle attività economiche della zona, fortemente aggravate dalla posizione geografica sfavorevole.